Al mio maestro 3

Sacrilegio!!! Il sacerdote si rifiuta di battezzare!

Come? Lei è un sacerdote, cristiano, professore di teologia alla Cattolica e si rifiuta di officiare il rito forse più importante per un credente, il battesimo? “Si”, rispose. Non si riconosceva in una formula: “Rinuncia a Satana!”, che viene recitata durante il battesimo.

“Satana non esiste”, ci disse.

Cosa??? Sconcerto. Ma come…?

Ora, noi conoscevamo il rigore intellettuale di quell’uomo, i suoi titoli accademici e sapevamo anche dei lunghi anni passati a studiare la Bibbia. L’esegesi biblica è oscura; ogni parola deve essere interpretata. “La Parola di Dio -dice il Talmud- è come un martello che, percuotendo la roccia, fa scaturire mille scintille.”

Ci si era addentrato per decenni e ne era uscito con verità a volte opposte a quelle che ci venivano propinate tutti i giorni. Ma noi sapevamo che non ce ne avrebbe parlato se non ne fosse stato sicuro. Queste verità le conoscevano anche gli illustri biblisti o i grandi cardinali (ce li citò ma non voglio fare i nomi, sono piuttosto famosi), solo che “non le potevano dire”.

“Non esiste nelle Scritture nessuna prova dell’esistenza di una Essenza del Male antitetica a Dio”. E ci spiegò. Quella spiegazione non posso, non riesco a ripeterla. I miei ricordi sono incerti e non voglio tradire le sue parole. Ma questo è quello che disse: il Diavolo, per come qualcuno ce lo aveva raccontato, non esiste. Il male affonda in altro le sue radici. Per questo si rifiutava di pronunciare quella formula.

Una volta una coppia di amici, cristiana non osservante lei ed ebreo lui, alla nascita del figlio vollero parlare con lui e chiedergli se era ammissibile non battezzare il bimbo perchè non volevano “scegliere per lui”.

“Essere battezzati è una scelta che deve essere fatta in età adulta”, gli disse. Il Cristianesimo DEVE essere scelto, non imposto. Giovanni Battista battezzava uomini che glielo chiedevano, non neonati. “Lasciate che vostro figlio, crescendo, scelga”.

Ma…il “peccato originale” allora? Da lì venne un’altra sorpresa.

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Al mio maestro 2

La prima volta che lo sentì andare controcorrente.

A metà degli anni ’70 era in atto in Italia uno scontro violento tra -chiamiamole così- la sinistra extraparlamentare ed il mondo della destra estrema. In mezzo c’era il Paese. Noi studenti di un collegio religioso milanese, spesso eravamo costretti ad uscire da scuola tra due ali di carabinieri o di poliziotti; qualcuno ci considerava “fascisti” e, come tali, nemici. L’atmosfera, per chi se la ricorda, era davvero greve: li chiamarono “gli anni di piombo”. Quasi ogni giorno un carabiniere, un poliziotto, un giornalista veniva ferito o ammazzato per strada; erano i tempi degli attentati, delle stragi, del sangue. Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Aldo Moro e le Brigate Rosse, cento altri. Alle 8 di sera a Milano non c’era in giro nessuno. Mostri contro mostri, comunque li volessimo definire. Un noto giornalista chiamò quel tempo “La notte della Repubblica”.

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Guru-ji! Al mio maestro 1

Il mio maestro non avrebbe voluto che lo chiamassi come gli indiani chiamano il loro maestro. Ma forse, un po’, gli avrebbe fatto piacere. Sapeva che da qualche anno mi ero interessato alla scienza della mente buddista; anzi, mi aveva esortato ad interessarmene. Il mio maestro era un filofoso ed un teologo. “Più cristiano che cattolico”, come amava dire. Sacerdote. Era entrato in seminario molto giovane ed era talmente intelligente che la Curia della metà degli anni ’40 -che era quella che ci si può immaginare- non potè non lasciarlo andare a  studiare filosofia a Lovanio, una università protestante (!!!!). Perchè là, allora, si studiava l’esistenzialismo, si studiava quell’antropologia filosofica che lui non sentiva affatto in antitesi alla teologia. Addirittura pensava la completasse. Qualche prelato di allora aveva capito che quell’intelligenza, quell’anima, non la avrebbero potuto costringere in angusti confini da catechismo ufficiale. Da sermoni miopi e bigotti. Da oscure, grevi, puntive regole morali. Lo lasciarono andare a studiare Sartre e Freud, sospettosi ma incapaci di opporsi. Lui andò, studiò, tornò. E parlò. Con tanti studenti; anche con me.

L’Uomo. La Ragione. La Fede.

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Questo mio Tempo

Negli ultimi 90 giorni tre persone a me molto care sono morte. Tre uomini. Vecchi, certo. Ma importanti. Pezzi vistosi della mia vita. Dovrei dedicare delle parole soprattutto ad uno di essi: il mio maestro. Il filosofo e teologo cui devo la parte fondamentale della mia educazione, del mio modo di pensare. Lo farò. Ma non ora. Non posso. C’è un tempo della vita dove accadono cose che strizzano l’anima. In questo mio Tempo, da circa 2 anni, sono successe cose forti. Ho toccato commosso troppe bare di uomini e donne dai 18 agli 85 anni, in questo mio Tempo. E la mente, ora, è vuota. E’ impegnata a non farsi occupare dal nero. E’ in lutto. Stremata; pacatamente, ostinatamente al lavoro per non farsi sopraffare; addolcita e preoccupata da ciò che è rimasto. Spaventata da ciò che può accadere e timorosa, quasi, di sperare. Questo è il mio Tempo, ora.

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Secrets-4

“Il più grande demonio sono io. Posso essere il mio migliore amico o il mio nemico peggiore” (Withney Houston nel 2002.)

Tra queste parole e ciò che si vede nella foto, qualcuno vede qualche relazione?

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