Un altro scomodo compagno

Una sera, credo fosse maggio o giugno 2016, ero solo nella mia stanza perché al mio “compagno di sventura” era stato concesso un fine settimana a casa.

Dovevano essere le 22 o giù di lì ed il nostro reparto del grande ospedale era, almeno apparentemente, addormentato. Probabilmente gli infermieri stavano chiacchierando a bassa voce in infermeria e di sicuro qualche paziente era sveglio a pensare alla sua nuova vita post-incidente. Fatta su una sedia a rotelle. Ma nella mia stanza c’erano buio e silenzio.

Lei entrò nella mia stanza quasi di soppiatto. Dapprima vidi un chiarore affacciarsi timidamente al margine della finestra. E dopo alcuni minuti, abbandonata ogni forma di pudore, nuda, luminosa, bellissima, la luna mi venne a visitare.

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Era piena e sembrava così vicina da poterla afferrare solo allungando la mia mano sinistra; l’unico dei miei arti che riuscivo a muovere. Come sempre quando la vedevo così, intensa e splendente, sullo sfondo del cielo blu, avvertivo un senso di magìa.

E così fu anche quella notte: la visita inattesa della regina della notte.

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La caduta nell’abisso

E’ successo all’improvviso. Quattro mesi e mezzo fa. Sono entrato in ospedale per una “piccola” operazione di “routine” e sono caduto in un abisso. Terribile, oscuro. Profondo più della più verticale delle profondità. Una inspiegabile emorragia cerebrale si è scatenata inondando di sangue il mio encefalo ed il mio midollo spinale. Mi sono ritrovato dentro un corpo improvvisamente nemico. Il mio corpo.

Era diventato d’un tratto un insopportabile, pesantissimo fardello che mi procurava solo dolore. Non rispondeva più ai miei comandi. Le mie gambe, le mie mani erano diventate delle inermi appendici. Immobili. Non le muovevo più. L’abisso si era spalancato sotto i miei piedi. E mi aveva inghiottito.

Mi sono ritrovato nella neurorianimazione dell’ospedale più grande della mia città. Sotto lampade sempre accese per illuminare nuovi casi disperati sempre in arrivo. Dovevo lottare per la vita.

Farmaci, esami invasivi, dolore. Medici preoccupati, infermieri assiduamente chini su di me. Altri farmaci più pesanti, morfina. lampade sempre accese. E dolore. Ancora dolore. Sempre dolore. E l’incubo del corpo che non risponde più.

Da quel giorno ora sono passati 4 mesi e mezzo. Sono in un reparto di riabilitazione dove sto cercando di recuperare frammenti di movimento. Una graziosissima ragazza sta lavorando con me per farmi almeno cercare di tornare a usare un pc. E sto usando questo tempo per scrivere, un po’ faticosamente, questo post.

Per ora la mia vita è diventata questa.

Ma, incredibilmente, sono successe anche cose meravigliose. Le racconterò.

 

 

 

 

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Quando il rumore cessa

Quando, infine, il rumore di fondo si affievolisce fino a cessare

quando cala il silenzio e nessuno si agita più

quando lo sguardo non riesce ad incontrare più nulla che lo distragga e lo porti via con sé

allora l’uomo resta solo con i suoi pensieri

“quei” pensieri, “i” pensieri

e, in quel momento, dovrà essere pronto.

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Cinque anni da Re o una vita da bue

NarcosIeri sera Francesco Saviano in tv parlava della figura del re del narco messicano, El Chapo Guzman, evaso qualche giorno fa da un carcere di presunta massima sicurezza dove organizzava feste e cene sontuose cui tutti –detenuti e guardie- prendevano parte. Inutile ricordare le inenarrabili efferatezze dell’uomo e l’enorme fortuna accumulata (quando fu catturato, lasciò ai familiari per le spese di prima necessità 200 milioni di dollari) ma vorrei fissare una frase tipica della zona dei narcos e di cui Saviano si serve per spiegare la vita di un personaggio così: “Meglio cinque anni da Re che una vita da bue”.

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Apocalisse prossima ventura

ApocalypseMi alzo, come al solito, verso le 6,30 e dopo colazione inizio a leggere le notizie sul telefonino. Il virus Ebola ha raggiunto gli Stati Uniti, c’è un contagiato a Dallas; pericolo epidemia. Ad ora non esiste un vaccino. Si temono, entro la fine di gennaio, oltre 1 milione di morti soprattutto in Africa occidentale ma ormai è chiaro che è piuttosto difficile circoscrivere il contagio. I militanti dell’Isis continuano a decapitare persone davanti ad un video facendo ascoltare il rantolo che esce dalla gola tagliata e mostrando poi fieramente la testa staccata dal corpo. La notizia è che ieri hanno decapitato anche 3 donne. Non era mai successo. Sempre dall’Isis viene, in base ad alcuni report di intelligence, una seria minaccia nucleare.

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